HO VINTO! 🏆

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È con immenso piacere e gratitudine che annuncio la mia vittoria come Blog del mese sul sito expat.com
Sono davvero grata e riconoscente a tutto il team ed in particolare a Francesca, con la quale ho realizzato la bella intervista che potete leggere cliccando qui.
Grazie soprattutto a voi che mi seguite sempre con tanto affetto e contribuite ogni giorno a far crescere e migliorare questo piccolo angolo romano-newyorchese ☺️

Il mistero della mancia – TIP US!

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La mancia, quello strano gesto di aggiungere soldi al conto totale!
In America è un’abitudine, a volte anche se si consuma un caffè in un diner si lascia un dollaro sotto alla tazza, proprio come nella foto.
Lasciare la mancia è un comportamento ostico a parecchi italiani. Me ne accorgo quando vengono in vacanza i miei amici e si spaventano nel dover aggiungere una ventina di dollari di mancia su una consumazione di cento dollari.
Ora vi spiego perché la macia in questo paese è così importante, e come i ristoratori la detraggono dalla vostra carta.
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Elezioni USA 2016

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Fonte: www.google.com

Non so se scrivere un post ironico o dallo stampo giornalistico.
Probabilmente mi uscirà un mix, perché non riesco a contenere il mio pensiero e la mia teoria su questa vittoria repubblicana neanche troppo schiacciante.
Stamattina appena mi sono svegliata ho guardato Instagram… ci sono alcune immagini davvero degne di nota che vi riporterò nel post.
Sto leggendo anche tantissimi commenti tra tutti i vari social, altrettanti ne ho sentiti per strada stamattina mentre andavo a fare colazione nella caffetteria sotto casa.
I newyorchesi sono attoniti, io no, e vi spiego perché.

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Halloween in NYC

Premessa: non amo questa festa.
Perché? Perché non sono amante delle festività in generale, e ancora meno di quelle commecializzate. Chi mi segue da un po’ lo sa che non vado pazza neanche per San Valentino, per Capodanno, o per il Thanksgiving. Non provengo da una famiglia numerosa, quindi per me tra un pranzo domenicale e un pranzo di Natale non c’è mai stata molta differenza, né tantomeno ho avuto dei genitori che mi ha instillato i festeggiamenti di ricorrenze non italiane.
Quando ero piccola adoravo il Carnevale solo perché potevo mettere il vestito da principessa che mi aveva cucito mia nonna e perché mia mamma mi lasciava mettere il suo rossetto.

Come ho detto anche in altre occasioni, però, New York è la città delle ricorrenze per eccellenza; loro festeggiano tutto, fanno una parata per tutto, organizzano party per tutto. Quindi non posso esimermi dal parlavi di Halloween qui, anche solo per non fare il Brontolo della situazione!

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Columbus Day Parade

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È stata un’emozione grande.
Ho assistito a diverse parate nella mia vita, alcune anche qui a New York, ma marciare rappresentando il mio paese, beh… fa tutto un altro effetto.

Scrivo questo post per raccontarvi l’esperienza in maniera più dettagliata, cercando come sempre di descrivere l’atmosfera che c’era, le sensazioni che ho percepito e anche i pareri opposti espressi da chi non condivide questo giorno di festa ed era lì per dimostrarlo. Vi racconterò anche l’esperienza del red carpet e i “dietro le quinte”.
Prima di cominciare però, ci tengo a ringraziare il mio amico Umberto per aver reso possibile la mia presenza alla parata, invitandomi a marciare con lui dietro lo striscione di We The Italians. Leggi tutto

10 sentimenti da expat

agnese_sentimenti_expatIn questi giorni sto preparando di nuovo la mia partenza per l’Italia. Questa volta mi fermerò un mese per seguire un corso professionale di editoria digitale, alias “investo sulla mia carriera”!
Mentre organizzavo le varie cose pratiche mi sono fermata un attimo a pensare, e come una valanga sono stata investita da sentimenti contrastanti: nostalgia, confusione, gioia, paura, coraggio, felicità. Questa è la vita dell’expat [(m. e f.) residente all’estero; espatriato] ed io ho cercato di condensare in 10 punti i sentimenti più ricorrenti che lo – mi – identificano.

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Oriana Fallaci descrive New York negli anni ’50

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In questi giorni ho letto Penelope alla guerra, il primo romanzo della Fallaci, edito nel 1962. Parla di una giovane donna, Giò, che viene inviata a New York dal suo editore per trarre ispirazione per una sceneggiatura cinematografica. La Fallaci descrive molto la New York degli anni ’50, che lei stessa ha vissuto, e mi ha colpita, tra le altre cose, che certi luoghi da lei descritti esisono ancora, come il Monocle, che però è un negozio e non un bar, l’Harper’s Bazaar, e il Park Sheraton Hotel; così come le strade, che io stessa percorro spesso, e anche certe abitudini, come l’aria natalizia che si inizia a respirare sin da novembre.
Personalmente ammiro molto Oriana Fallaci, come donna, come scrittice e come giornalista, ma questo libro mi ha regalto un senso di familiarità che non avevo mai provato leggendo altri romanzi. Non mi identifico nella protagonista, se non per la caparbia con la quale disprezza la sottomissione della donna, pur soccombendo alle sue fragilità naturali, come il pianto, il batticuore, l’attesa.
Alla fine del libro c’è un intervista che venne fatta alla scrittrice da “Annabella”, nello stesso anno di uscita del romanzo. Voglio riportare una delle sue risposte in merito al “vivere in America”. È piacevole e triste allo stesso tempo notare come certe sensazioni non cambino a distanza di mezzo secolo, e probabilmente non cambieranno mai.

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Itinerari – Midtown

Evvai con la terza tappa! Siamo arrivati a Midtown, ovvero la parte di Manhattan che va, più o meno, da Central Park sud (59th street) al Village (intorno alla 20th).
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Forse ho messo troppe frecce stavolta, probabilmente non riuscirete a vedere tutto in un giorno solo, ma almeno so di darvi diversi spunti per seguire un percorso in base a quello che più vi interessa.
Cominciamo ad esplorare Midtown! Leggi tutto