Odi et amo – la Top Ten

ODI-ET-AMO

ODI ET AMO è un riassunto dei miei primi sei mesi qui. Una “lista” in cui vi dirò cosa mi ha colpito positivamente e cosa negativamente di questa città. Ad oggi, la scrivo con gli occhi una neo-newyorchese, o di una recente romana a New York – come preferite -, in quanto sono qui da più di sei mesi, ma meno di un anno; quando questo primo anno si sarà concluso scriverò – Odi et amo: one year after – e vedremo cosa sarà cambiato.
Per adesso ecco la mia prima mixed top ten, divisa in 5 cose che amo e 5 cose che odio di New York.

  1. Amo vivere su un’isola, che però l’aria dell’isola ce l’ha solo sulla cartina geografica. In questo caso mi riferisco a Manhattan, che non è tutta New York, è vero, ma è la mia realtà. Sono totalmente circondata dall’acqua del mare, il mio elemento preferito per eccellenza. Quando vivevo a Roma, in qualsiasi periodo dell’anno, sentivo l’esigenza di fare un salto a Fregene, il mare più vicino, giusto per respirare quell’odore tipo di sale e onde. Qui non è proprio lo stesso, ma sapere che mi basta camminare dieci minuti per vedere l’acqua dell’oceano mi fa sentire serena – infatti lo faccio spesso.
  2. Odio vedere il degrado. Su una stessa strada c’è il loft extralusso e accanto un palazzo che cade a pezzi, triste rifugio dei senzatetto costretti a frugare nella spazzatura per rimediare delle bottiglie di plastica che gli varranno 5 cent l’una se portate al centro rifiuti.
  3. Amo i sorrisi degli americani, sull’autobus, al supermercato, all’incrocio per strada, al parco, in chiesa, in ascensore, ovunque. Sanno mettere a proprio agio con il loro comportamento “sciallo” diremmo a Roma, niente sotterfugi o colpi bassi – a meno che non stiate cercando di rubargli il taxi durante l’ora di punta!
  4. Odio la sanità privata, perché non esiste l’alternativa. Spesso le assicurazioni sono pagate dal datore di lavoro, ma non è detto che siano complete e comunque il paziente nella maggior parte dei casi deve pagare una franchigia. E chi l’assicurazione non se la può permettere perché lavora in proprio? O perché lavora in nero? O perché il lavoro proprio non ce l’ha?
  5. Amo New York perché sei libero di essere chi vuoi, senza pregiudizi o occhiatine. Strano dirlo di un paese che fino a pochi anni fa ha ghettizzato i neri, e che secoli fa ha sterminato una popolazione indigena per appropriarsi di terre che non gli spettavano. Eppure hanno eletto il primo presidente afroamericano, registrano un tasso di multiculturalismo elevatissimo e sono anniluce avanti con i diritti civili (da noi approvati solo un paio di giorni fa).
  6. Odio il costo del cibo. È un bene primario, non può costare così tanto! Costa tanto l’acqua frizzante, ma ti tirano appresso la coca-cola. Costa tanto sia la frutta che la verdura, ma troverete i cibi surgelati a prezzi stracciati. Per non parlare della carne e del pesce, meglio andare al ristorante, almeno se non siamo bravi cuochi sappiamo di sicuro che non sprecheremo i nostri soldi.
  7. Amo i parchi. Non solo Central Park, anche Washington Square Park, Madison Square Park, Hudson River Park, Carl Shurtz Park, Union Square Park, Bryant Park, Battery Park, Brooklyn Bridge Park..
  8. Odio il tempo. Ci saranno pure le quattro stagioni, ma tutte concentrate in un giorno! Non discuto sul freddo freddissimo invernale con neve annessa, e neanche sul caldo afoso che d’estate ti fa squagliare insieme all’asfalto, ma che un giorno nevichi e l’altro si stia bene in maniche corte mi pare eccessivo. Per non parlare delle raffiche di vento che ti aspettano ad ogni angolo. Anche se la giornata è bellissima ricordatevi di portare un giacchetto perché nel momento in cui sarete belli sudati – zaaaaac –  ecco che la folata di vento vi travolgerà.
  9. Amo la versatilità che solo una città così evoluta può offrire. Ce n’è per tutti, in termini di cibo, arte, divertimento, età, cultura, religione, sport, etc. Non esiste la noia, a meno che non ce l’hai dentro.
  10. Odio la trasandatezza. Si riflette all’interno delle case: facciate perfette con interni ammuffiti. Si riflette nelle stazioni della metro: sono rimaste ferme agli anni della loro costruzione. Da un punto di vista stilistico me ne compiaccio, adoro gli anni ’20, ma credo che a parte la manutenzione dei macchinari, per il resto sia fatto ben poco. I topi sono i padroni delle rotaie, zompettano nelle pozzanghere putride e stantie, si insinuano nei pertugi e scompaiono nel loro mondo sotterraneo. La trasandatezza si riflette anche nel loro stile di vita: meglio buttare giù e ricostruire, piuttosto che farlo bene la prima volta.

Ci rivediamo fra sei mesi, con Odi et amo – one year after.

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